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La guerra di Padova fu un conflitto combattuto nel 1404-1405 tra la Serenissima Repubblica di Venezia e lo Stato Carrarese, conclusosi con la conquista veneziana di Padova e dell'intero Veneto e la fine della Signoria della famiglia Da Carrara.
modifica PreludioLa crescente potenza dei Carraresi già da tempo preoccupava Venezia, che vedeva minacciate le proprie vie commerciali nell'entroterra e i propri confini sulla Terraferma. Già con la Guerra di Chioggia del 1379-1381 le due potenze venete erano venute alle armi, senza però riuscire ad alterare lo status quo. La morte, nel 1402, del Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti fornì la miccia per un nuovo conflitto. La morte del Visconti aveva infatti lasciato temporaneamente il Ducato di Milano, l'altra grande potenza dell'Italia settentrionale, privo di una guida forte e preda dell'espansionismo dei suoi tradizionali nemici: la Repubblica di Firenze e gli stessi Carraresi di Padova, che ne avevano approfittato occupando città e castelli. La duchessa Caterina Visconti, reggente per il figlio Giovanni Maria, aveva allora chiesto aiuto al doge di Venezia Michele Steno, promettendo, nel marzo 1404 la cessione di Verona, occupata dai Carraresi, e Vicenza, allora assediata. modifica Il conflittoVenezia nominò quindi Capitano Generale dell'esercito campale il pesarese Pandolfo Malatesta, provvedendo al contempo a fortificare le lagune e le foci dei fiumi, che costituivano la principale via d'accesso dall'entroterra. L'esercito venne raccolto facendo ampio ricorso ai più famosi capitani di ventura del tempo: Paolo Savelli, Taddeo del Verme, Obizzo Da Polenta, Signore di Ravenna, e altri, mentre una piccola flottiglia fluviale, al comando del patrizio Marco Grimani, doveva sostenere le operazioni di terra. Nonostante la rapida conquista della fortezza di Gambarare, porta d'accesso al Padovano, la costruzione di un vallo difensivo da parte dei Carraresi sbarrò ugualmente il passo ai Veneziani. A quel punto il Marchese di Ferrara Niccolò d'Este ne approfittò per rioccupare il Polesine, che Venezia teneva a pegno d'un debito da lui contratto con la Repubblica, cui si erano frattanto alleati i Gonzaga di Mantova. Agli inizi del 1405 comando dell'armata della Serenissima venne quindi affidato a Paolo Savelli, che strinse ancor più d'assedio Padova, dove presto giunse anche la flotta di Fantino Michiel. La situazione spinse il Marchese di Ferrara a firmare la pace il 14 marzo, restituendo il Polesine e pagando un pesante indennizzo. Di fronte alla prospettiva della sconfitta, con Padova assediata e colpita dalla peste, i Carraresi si risolsero a trattare, ma proprio quando sembrava che si fosse giunti ad un accordo per un onorevole esilio a Monselice, Francesco Novello, sperando nel soccorso di Firenze, con una rapida sortita riuscì a spezzare l'assedio, mettendo in fuga le truppe che circondavano città. Vennero conquistate Camposampiero e Monselice, vennero deviate le acque del Brenta e del Bacchiglione, che alimentavano Padova, mentre la Serenissima, abbandonato ogni proposito di accordo, pretendeva la dedizione incondizionata della città. Mentre il 20 novembre Francesco Novello si consegnava al Cattaneo nella speranza di poter trattare coi Veneziani, questi, il 22 novembre, dopo essersi accordati coi magistrati cittadini per la consegna della città, entrarono in Padova, che quella stessa sera fece formale atto di dedizione. modifica EpilogoAlla fine del conflitto, Venezia si trovò improvvisamente proiettata in un'ottica di potenza terrestre, padrona dell'intero Veneto, dal Polesine sino ai confini con il Friuli, dalla laguna fino ai confini con la Lombardia. In questi nuovi territori venne quindi esteso il sistema dei reggimenti, sui quali già si basavano i possedimenti oltremarini: le nuove terre andarono a formare il primo nucleo dei Domini di Terraferma della Repubblica. modifica Bibliografia
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